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mercoledì 10 ottobre 2007

Un posto tranquillo

Il Cummenda scese dal vaporetto e attraversò a piedi la piazzetta del Porto. Sapeva dove andare, c'era già stato una volta. Sai, una di quelle volte che non dimentichi. Cercava un Locus Amoenus, un posto tranquillo. Il cinema, non sembra, ma il cinema toglie molte energie. Si sorprese spesso a pensare a quell'isola lontana da Milano, e così diversa, un'isola che respirava, adatta alla sua anima. Il Cummenda si fermò a Lacco, in quella parte di isola che sembra un palcoscenico, con la costa ad anfiteatro. Si fermò per restare. Per costruire una cosa che si chiama "turismo". Si mise a camminare verso Piazza S. Restituta, superò il municipio e voltò a destra. Lì, disse, lì avrebbe costruito il suo albergo, elegante, come Lacco Ameno, di gusto un pò retrò. Non sapeva il Cummenda che Lacco Ameno respirava davvero, e che il fenomeno del bradisismo lì era più evidente che altrove. Il Fungo, in mezzo al mare, una volta veniva chiamato "lo scoglio della triglia", secondo i racconti dei vecchi pescatori lacchesi nella parte sommersa dello scoglio esisterebbero i locali dove venivano tirate a secco le imbarcazioni. Lacco è una parola greca, viene da lakkos, pietra, pietroso. Un luogo arido era all'inizio dei tempi, quando le eruzioni del Marecocco, del Caccaviello e di Monte Vico lo fecero sembrare una landa desolata. La parte superiore, non per niente, la chiamano Fango, perchè da lì scendeva sempre una colata d'acqua, terra e tronchi che erano i ricordi visibili di ciò che accadde millenni fa. Ma quelle eruzioni portarono anche cose buone, cavità naturali dalle quali sgorgava acqua. Le fonti di Lacco, rinomate nel mondo: il Capitello, San Montano. Acqua che può guarire. L'aggettivo "Ameno" lo aggiunse un decreto regio del 1863, unico comune d'Italia a ricevere quest'appellativo, perchè Lacco è veramente un posto tranquillo. Lo scoprirono per primi i greci, che sbarcarono nella caletta di S. Montano. Lacco primo paese d'Italia, prima città propriamente detta. Il Cummenda non sapeva queste cose, a lui piaceva Lacco perchè era così, era vera, era un posto dove riposare, guardare i tramonti, e pensare alla vita.

lunedì 8 ottobre 2007

Dall'altra parte

Dall'altra parte c'è Forio. Atlante occidentale. Forio la dotta, la rossa, anzi granata, la medievale. Forio del tramonto, del raggio verde, dell'aria salubre calda delle terme. Dall'altra parte Forio, fuori dall'Insula minor, il suo nome pare derivi da "Fuori io!", il grido che lanciò un castellano stanco di vivere con ottomila persone su uno scoglio. Voleva spazi aperti, cieli grandi, e il vento da sentire sul volto. Dall'altra parte c'erano. E se ne andò dall'altra parte.
Alcuni studiosi ritengono che il nome venga dal phòros greco, ferax latino, fertile italiano. Terra fertile, la terra foriana, terra di vini robusti, rossi, anzi granata. Altri ricercatori prendono a prestito lo stemma del comune, una rosa candida, e fanno derivare il nome da "fiorito". La rosa era il simbolo del vassallaggio: veniva portata in dono al Governatore dell'isola come dimostrazione di fedeltà. No. Forio è troppo diversa, amante della sua libertà, non si è piegata mai al resto dell'Isola, che poi vuol dire al resto del mondo.
Negli scritti del Cinquecento si faceva chiamare Forino, e poi Fiorio, probabilmente un appellativo alla sua capacità di rifiorire dopo le catastrofi, fossero invasori o terremoti. E' che dall'altra parte si vive così, non si mette la testa sotto i sassi, si va con gli occhi aperti e ci si saluta guardandosi dentro. Sono passati tutti qua. Dai Visigoti ai Turchi, volevano sottometterla, Forio. Hanno creduto di esserci riusciti. C'è un nome, bizantino nei modi e nei tempi: Khoria. Veniva dato ai luoghi indifesi esposti ad attacchi, come Forio, caratterizzato da una lunga fascia costiera ed un terreno pianeggiante nell'interno, privo di difese naturali. Troppo facile da catturare. Provate a catturare invece i Foriani, gente dura, persone che la libertà ce l'hanno dentro. E' che quando nasci dall'altra parte, e non hai uno scoglio dove ripararti, la libertà la costruisci dentro di te.

sabato 6 ottobre 2007

Il destino di un nome


L'Isola cambiò nome molte volte. La sua storia è piena di popoli invasori che la battezzarono ogni volta con un nome nuovo. Ischia accoglie in sè i suoi significati, lei, unica significante, immune ai nomi, alle dominazioni, anche all'acqua bollente o ai terremoti. Dorme di un dormiveglia, assorta in un destino da decifrare, attenta a rimanere Isola, distante e diversa dal continente.

Il primo nome, più antico, era Pitecusa. Alcuni studiosi lo fanno derivare dal greco Pythecusae. Il termine potrebbe significare "zona infestata da scimmie". La derivazione ormai la possiamo considerare errata. E' certo che in Africa esistevano tre Pythecusae, che effettivamente erano piene di scimmie, gli studiosi dell'epoca fanno confusione con quest'Isola. Altri studiosi fanno venire il nome da Phitos, che vuol dire vaso di creta. L'isola era davvero ricca di questo materiale che veniva esportato in tutto il Mediterraneo. Ma i professori grecisti sostengono che da Phitos sarebbe dovuto derivare il nome Phitusae, e non Pitecusa. Oltretutto i greci non furono i primi abitatori dell'Isola. I Fenici probabilmente lo furono. Utilizzarono l'Isola come porto di scambio merci con gli Etruschi. Dalla loro lingua più probabilmente deriva il nome "pithecas expandem ignem", terra che spande fuoco.

I Romani ribattezzarono la zona che dal Castello Aragonese arriva fino a San Pancrazio "Aenaria". Secondo certi studiosi il nome viene dall'emigrante Enea in rotta verso Roma che qui si riposò. Altri ricercatori fanno risalire il nome di nuovo alle scimmie, scrivono la parola senza dittongo e diventa "ab enaribus" senza narici, come le scimmie. Il De Siano studioso dell'isola fa derivare il nome da Oinaria, dal dialetto etrusco, che vuol dire vitifera. Ma la presenza della coltura della vite, al tempo, non è affatto sicura. I nomi con cui l'Isola era chiamata in tempi romani erano anche Arime ed Inarime, che sempre da quella radice provengono.

Il nome nuovo, Ischia, viene scritto per la prima volta su un documento papale dell'VIII sec. Probabilmente viene dal latino Isclam, Isola per eccellenza. Altri la fanno derivare da Ixion, il femore in greco, perchè la forma dell'Isola lo ricorda. Taluni lo fanno risalire ad Ischion, potente, forte, baluardo, facendo riferimento all'allora inespugnabile Castello. Altrimenti deriva da Ischi, Apollo padre di Esculapio guaritore d'ogni male, a cui l'Isola in quei tempi era dedicata. Qualcun altro crede che il nome derivi da I - schra, terra nera, per il colore che assumeva dopo un'eruzione. Omero la chiamava Scheria, la terra dei Feaci, nell'Odissea.


Lo Scuotiterra, udito questo appena,
Si portò a Scheria in fretta, e qui fermossi.
Ed ecco spinta dagl'illustri remi
Su per l'onde venir l'agile nave.
Egli appressolla, e convertilla in sasso,
E d'un sol tocco della man divina
La radicò nel fondo. Indi scomparve.